L’Isola dei Musei di Berlino – Un patrimonio galleggiante

Chi si sarebbe immaginato nell’Ottocento che, sull’isola che diede i natali alla città di Berlino, sarebbe sorto un complesso di cinque musei, oggi dichiarati patrimonio dell’UNESCO?

Un primato di originalità celebrato nel 1999, novant’anni dopo gli ultimi lavori di costruzione del più “giovane” e più visitato Pergamonmuseum.

Molti son del parere (io compresa), che non si possa visitare o vivere a Berlino senza essere entrati almeno in uno dei Musei dell’Isola (in tedesco Museumsinsel).

Perché? Proverò a spiegarlo nelle prossime righe.

Vista sull'Isola dei Musei dal fiume Spree

Come nasce l’Isola dei Musei di Berlino

Nel 1824, mentre a Londra apre al pubblico la National Gallery, sull’isola circondata dal fiume Spree, per volere del Re Federico Guglielmo III iniziano i piani per porre le fondazioni del primo museo, il Museo Reale, poi chiamato Altes Museum.

3000 pali in legno di pino sono posati davanti al Lustgarten, il giardino di fronte al castello reale. Federico Guglielmo III non decide di punto in bianco di realizzare un museo accessibile a tutti. Prima di lui il prozio Federico II e il padre Federico Gugliemo II avevano già dato qualche segnale di “altruismo”.

Il primo concesse agli studenti dell’Accademia l’accesso alla Galleria d’Arte Antica, vicino al castello di Sanssouci a Potsdam (la quale annovera ancora oggi quadri di Peter Paul Rubens, Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Antoon Van Dyck). Il secondo destina gradualmente a tutti la fruizione delle collezioni d’arte della Corona.

Dopo la brutta lezione impartita da Napoleone e dal suo sovrintendente Dominique Vivant Denon nel 1806, che trafugarono diverse opere dei prussiani a Parigi durante l’occupazione, il re Federico Guglielmo III decide di far inventariare tutte le opere d’arte esistenti e di selezionarne una parte da esporre pubblicamente nei locali dell’Accademia di Belle Arti.

I presupposti per un vero e proprio museo ci sono tutti. C’è anche l’architetto giusto nel momento giusto: Karl Friedrich Schinkel, il grande maestro del Neoclassicismo tedesco.

Schinkel all’epoca dei fatti non è solo architetto, è anche professore di architettura e non da meno, consigliere superiore per l’edilizia.

Costruirà di tutto di più in terra prussiana ed influenzerà una numerosa schiera di discepoli, alcuni dei quali realizzeranno nei decenni successivi alcuni musei che compongono il complesso dell’Isola: il Neues Museum, l’Alte Nationalgalerie, il Bode Museum e il Pergamonmuseum.

I magnifici cinque Musei dell’Isola: una guida.

1. Altes Museum

Il primo museo dell'Isola dei Musei, Altes Museum

I lavori di costruzione terminano nel 1830. Schinkel realizza l’esempio per eccellenza di architettura tardo-neoclassica e la facciata, che si richiama ai templi greci, ne è l’espressione assoluta.

Su un’alta scalinata si ergono diciotto colonne ioniche di ordine gigante. Sostengono l’attico lungo il quale si legge l’iscrizione: FRIDERICUS GUILELMUS III STUDIO ANTIQUITATIS OMNIGENIAE ET ARTIUM LIBERALIUM MUSEUM CONSTITUIT MDCCCXXVIII (“Federico Guglielmo III dedica questo museo allo studio dell’antico e delle arti liberali 1828”).

Attraverso portali in bronzo, egregiamente decorati, si accede al vestibolo, il quale a sua volta conduce al pezzo forte del progetto di Schinkel: la Rotonda. Wilhelm von Humboldt getta il seme dell’idea: una sala circolare, simile al Pantheon, che deve imprimersi nella mente del visitatore e portarlo alla contemplazione delle sculture esposte.

Sculture, che insieme al resto della collezione (vasi, anfore, bronzi e manufatti aurei) ci raccontano dell’antica cultura greca, romana ed etrusca. Ma non solo. Ci ricordano del periodo imperialista tedesco, degli scavi in Asia Minore e delle appropriazioni non sempre eticamente corrette, in nome dello studio e della conservazione di tali tesori.

Non farti sfuggire:

– il ritratto di Cleopatra in marmo bianco, e perché no, anche il ritratto “verde” del suo amante Cesare in grovacca,

– la coppa di Achille che benda Patroclo, firmata dal ceramista Sosias,

– l’anfora con il sileno Oreimachos ed Ermes, realizzata da un pittore anonimo ribattezzato il “Pittore di Berlino”,

– le oreficerie del tesoro di Hildesheim e del tesoro di Vattersfelde.

Informazioni per la visita

2. Neues Museum

Entrata del Neues Museum

Appena terminato l’Altes Museum Federico Guglielmo III si rende conto che l’edificio è troppo piccolo per le sue collezioni. Acquistati i terreni adiacenti, prende avvio una campagna di edificazione, che troverà il completo appoggio del nuovo re, il figlio Federico Guglielmo IV.

Dietro l’Altes Museum, sul lato orientale, a partire dagli anni Quaranta dell’Ottocento si progetta e realizza, con qualche difficoltà statica a causa del terreno argilloso, il Neues Museum e il cortile porticato con funzione di passeggio. L’architetto è un allievo di Schinkel, non meno noto ed apprezzato del maestro: Friedrich August Stüler.

Stile austero e semplice fuori, sfarzo e decoro dentro, fino alla Seconda Guerra Mondiale, che non risparmia alle bombe l’edificio (vuoto come gli altri musei, le collezioni vennero messe più o meno in salvo in bunker e nascondigli segreti).

Oggi si visita il Neues Museum sia per la sua prestigiosa collezione di arte preistorica, egizia, romana, frutto di donazioni (vedi quelle dell’archeologo Alexander von Minutoli o di Joseph Passalacqua) e appropriazioni tramite spedizioni (vedi quella di Karl Richard Lepsius finanziata da James Simon, che gli vale il busto di Nefertiti), sia per l’opera di restauro e ricostruzione del museo da parte dell’archistar David Chipperfield agli inizi del Duemila.

Non farti sfuggire:

– il famosissimo busto della regina Nefertiti e perché no, la testa del genero Tutankhamon, altrettanto affascinante,

– la piccola scultura raffigurante la Regina Teje, suocera di Nefertiti,

– il rilievo egizio ribattezzato “Passeggiata in giardino”.

Informazioni per la visita

3. Alte Nationalgalerie

Portico della Alte Nationale Galerie dell'Isola dei Musei

Nel 1861 entra nelle raccolte dello Stato prussiano la collezione del banchiere mecenate Joachim Wilhelm Wagener.

262 opere di artisti per la maggior parte tedeschi e contemporanei. La collezione/donazione conta opere di Schinkel (e sì, fu anche un abile pittore), di Caspar David Friedrich e della scuola di pittura di Düsseldorf.

Quale migliore occasione per i regnanti prussiani per progettare un nuovo museo dalla valenza politico e culturale insieme?!

Secondo disegno di Stüler e realizzazione dell’allievo Johann Heinrich Strack sorge negli anni Settanta dell’Ottocento in forma di tempio greco l’Alte Nationalgalerie. Sul frontone, per volere del nuovo sovrano, il principe ereditario Federico Guglielmo, meglio noto come imperatore Guglielmo I, in alto, la chiara e concisa frase: “DER DEUTSCHEN KUNST MDCCCLXXI” (“All’arte tedesca 1871”). All’arte tedesca sì, ma per una trentina d’anni.

Ci penserà il direttore del museo Hugo von Tschudi a far tremare un po’ l’orgoglio nazionalista che si respira nelle sale, acquistando opere d’avanguardia, come quelle francesi dei maestri impressionisti. La scelta non passa chiaramente inosservata e purtroppo gli costa il posto.

Non farti sfuggire:

– Caspar David Friedrich, Monaco in riva al mare, 1808-1810,

– Karl Friedrich Schinkel, Chiesa gotica su una roccia sul mare, 1815,

– Karl Spitzweg, Il poeta povero, 1839,

– Arnold Böcklin, L’Isola dei morti, 1883,

– Eugène Delacroix, Donna nuda (Mademoiselle Rose), 1820-21,

– Edouard Manet, Nella serra (I coniugi Guillemet in giardino), 1879,

– Claude Monet, Estate, 1874,

– Pierre-Auguste Renoir, In estate (Ritratto di Lise Tréhot),1868.

Informazioni per la visita

4. Bode Museum

Facciata del Bode Museum

Nel 1872 è nominato assistente del direttore dell’Alte Nationalgalerie l’appena ventisettenne Wilhelm von Bode.

Sua è l’iniziativa di realizzare un quarto museo in stile neobarocco, intitolato nel 1883 “Kaiser Friedrich Museum” (in onore del primo protettore dei musei). Il museo, pensato per accogliere opere del Rinascimento italiano, si trova sulla punta nord dell’isola. Gravemente danneggiato durante la guerra, il museo rimane orfano della sua collezione iniziale, che sarà poi raccolta nella Gemäldegalerie al Kulturforum.

Oggi nel museo sono esposte opere di arte bizantina, il Gabinetto numismatico e una collezione di sculture.

Nonostante sia il museo meno visitato dell’Isola, ha goduto nel 2017 di un momento di notorietà mondiale, quando fu messo a segno il furto della “Big Maple Leaf”, una moneta da 100 kg in oro raffigurante la Regina Elisabetta.

Non farti sfuggire:

– la Pisside d’avorio, anche nota come “Grande pisside di Berlino”,

– il Mosaico absidale della chiesa di San Michele in Africisco (Ravenna),

– Donatello, Madonna col Bambino (Madonna Pazzi), 1420 circa.

Informazioni per la visita

5. Pergamonmuseum

Nuova entrata del Pergamonmuseum

Ultimo in ordine di età, ma primo per numero di visitatori, il Pergamonmuseum è il museo più spettacolare e spettacolizzato dell’Isola.

Per costruirlo ci sono voluti quasi trent’anni tra vari problemi statici e finanziari. Nel 1930 l’opera si può dire conclusa, andando ad occupare l’ultimo lotto disponibile, tra il Bode e il Neues Musem. All’epoca Bode è direttore dei Musei Reali.

A lui si deve la scelta di cosa collocare dentro. In primis viene ricomposto l’Altare di Zeus, rinvenuto a Pergamo tra il 1878 e 1886, durante una di quelle spedizioni archeologiche sempre più in voga all’epoca dei Kaiser, sull’onda della popolarità delle imprese di Schliemann a Troia.

Alla fine dell’Ottocento viene persino fondata la Società tedesca per l’Oriente (in tedesco Deutsche Orient-Gesellschaft, ancor’oggi esistente), che incarica diversi studiosi ed archeologi di intraprendere scavi a Babilonia piuttosto che in Turchia. Entrano così nel museo la Porta di Ishtar, la Porta del mercato romano di Mileto ed altro ancora. Si deve altrettanto a Bode la creazione di una sezione di arte islamica assolutamente suggestiva, che trova posto attualmente al piano superiore del museo.

Non farti sfuggire:

– Altare di Pergamo,

– Mosaico dei pappagalli,

– Porta del mercato di Mileto,

– Porta di Ishtar e la Strada delle Processioni,

– Stanza di Aleppo,

– Facciata del palazzo della Mshatta,

– Mihrab della moschea Maidan a Kashan.

Informazioni per la visita

 

Testo e foto di Chiara Gabellotto

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