Eisenhüttestadt compie 70 anni

Avevo nove anni quando il Muro è caduto. Mio padre seguì la notizia fissando il televisore in bianco e nero. Borbottava sempre qualcosa, quando era ora del telegiornale.

“La Germania adesso diventa grande. Avranno di nuovo potere. L’idea del comunismo sarà gradualmente dimenticata, a prescindere dagli errori commessi.”

Dopo 31 anni dalla caduta del Muro sono a Berlino. Il 3 Ottobre è festa nazionale: è il giorno della riunificazione della Germania.

Eisenhuettenstadt, città socialista

Io e C. non abbiamo particolarmente voglia di girare per la città e vedere gli eventi organizzati per l’occasione. Decidiamo di prendere il treno regionale da Ostkreuz, direzione est, al confine con la Polonia.

Destinazione: Eisenhüttenstadt.

Tra il 20 e il 25 luglio 1950 al Congresso del Partito, ha in piano il SED grandi progetti per l’area vicino Fürstenberg: la nascita di impianti metallurgici per sopperire al fabbisogno del paese di acciaio; la costruzione di una nuova città per i lavoratori del ferro.

Un paio di mesi dopo, nello stesso anno, sorgono i cantieri sia degli stabilimenti, raccolti sotto il nome di Eisenhüttenkombinat Ost (EKO), che della nuova città.

Il primo nome di Eisenhüttestadt: Stalinstadt

Progettata su un modello ideale e socialista sorge quindi Stalinstadt.

Più che su Platone ed Aristotele, Leon Battista Alberti o Tommaso Campanella il progetto tiene conto dei 16 Principi della Pianificazione Urbana (Die 16 Grundsätze des Städtebaus), stillati dal governo della DDR il 27 Luglio 1950.

Su un’area prima foresta, su uno schema quasi a griglia, vengono costruiti Plattenbauten bassi e modulari, palazzi più eleganti in stile neoclassico socialista (ricordano in miniatura gli edifici di Karl Marx Allee a Berlino), condomini verticali a più piani, ma non grattacieli.

Scuole, asili e ospedale intorno alla cittadina.

Il centro della città si fa interprete dell’industria e della politica, si presta per comizi, manifestazioni e parate, è allo stesso tempo sede della cultura, attraverso cinema e teatro, e luogo di raccolta della comunità.

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Una guida di Eisenhüttenstadt

Nel Novembre 1961 la DDR attua il provvedimento di destalinizzazione del paese. Vie e viali cambiano nome, monumenti dedicati a Stalin sono abbattuti e soprattutto Stalinstadt diventa Eisenhüttenstadt.

Il paesino di Fürstenberg viene incorporato ad Eisenhüttenstadt insieme a Schönfliess, divenendone quartieri.

Arriviamo alla stazione dopo circa un’ora e mezza di viaggio e cambio a Frankfurt am Oder. Scendono poche persone.

Prendiamo il sottopassaggio che ci porta oltre i binari. Lato Eisenhüttenstadt. Mi volto indietro e penso se valga la pena di visitare anche Fürstenberg. Oggi no, un’altra volta.

Dalla Strasse der Republik imbocchiamo il Lindenallee, un tempo Leninallee, il viale principale. Alle spalle il gigante Municipio in stile neoclassico.

A sinistra quel che resta del prestigioso Hotel Lunik, ora vuoto e in stato di abbandono, vittima dagli anni Novanta ad oggi della speculazione immobiliare.

Cioè? L’edificio è stato acquistato da un privato, che lo tiene vuoto, volutamente in stato di abbandono e degrado, finché non si alza notevolmente il valore del lotto per essere poi rivenduto e lasciato a nuovo destino.

Nel frattempo corre il rischio di diventare patrimonio culturale, così come lo sono già numerosi edifici in città. Chissà cosa succederà.

A destra l’ex grande magazzino Kaufhaus Magnet, chiuso alla fine degli anni Ottanta e recentemente ristrutturato.

Oggi ospita la biblioteca comunale e altri servizi.

Su un lato dell’edificio c’é un mosaico di Walter Womacka del 1967 rappresentante i valori del lavoro, della pace e della cooperazione tra DDR, Polonia ed Unione Sovietica.

Gite da Berlino, Eisenhüttestadt

Il Lindenallee mi ricorda in versione ridotta la Hauptstrasse della Dresda moderna, dall’altra parte dell’Elba.

Forse perché dietro il lavoro di progettazione della nuova città socialista si cela lo stesso architetto: Kurt Walter Leucht?

Sullo sfondo, lontano, strategicamente in mezzo al viale, svetta l’altoforno dell’acciaieria, oggi del gruppo Arcelor-Mittal. Nella vetrina della libreria poco lontano dall’ex hotel si vede un manichino vestito con uno “scafandro” di tessuto alluminizzato.

Penso a quanto debba essere duro e rischioso lavorare ad alte temperature.

Tutti i negozi sono chiusi. Le insegne sembrano non essere mai cambiate negli anni. Raggiungiamo lo splendido teatro cittadino anch’esso in stile neoclassico socialista, dedicato a Friedrich Wolf, famoso scrittore e diplomatico morto nel 1953.

Decidiamo di fare una pausa e prendere un caffè nel bar lì a fianco. Dal nome deduciamo che la gestione è italiana.

Ottima scusa per scambiare due chiacchiere e avere qualche informazione “local”. L’espresso è impeccabile.

Non si può dire lo stesso della conversazione. Purtroppo il gestore si è trasferito con la sua famiglia da poco più di un anno e l’unica impressione che ha di Eisenhüttenstadt è di una città “morente, vuota”.

Sarà che è un giorno festivo, sarà l’effetto corona-virus, ma effettivamente lungo il viale principale, un tempo affollatissimo, se si vedono i filmati dell’epoca, le persone si contano nelle dita di una mano. Forse è ancora presto. Son solo le dieci di mattina.

Eisenhüttestadt, una città morente?

Quando Tom Hanks ha visitato Eisenhüttenstadt

Dall’altro lato del bar si vedono i primi complessi abitativi realizzati. Devono essere ancora ristrutturati. Sono affascinanti comunque.

Regalano un senso di autenticità. Scattiamo qualche foto e scegliamo di proseguire lungo la via intitolata alla co-fondatrice della Lega Spartachista, Rosa Luxemburg.

Sul marciapiede di fronte cammina una signora con le mani impegnate a tenere due buste. Le chiedo se posso ritrarla con la macchina fotografica.

Declina gentilmente e ci chiede se vogliamo però qualche informazione sulla città. Annuiamo ed ascoltiamo attentamente, ma sono cose che già conosciamo, a parte un aneddoto su Tom Hanks che si è fatto ritrarre la prima volta che ha visitato Eisenhüttenstadt proprio lì dove ci siamo incontrati.

La signora si lamenta che all’epoca (nel 2011) l’abitazione entrata nella foto con Tom Hanks non era ancora stata ristrutturata.

Chissà se Tom alla seconda visita nel 2014 ha notato il cambiamento. E sì, ben due volte è stato Tom ad “Iron Hut City”, come l’ha ribattezzata lui, traducendo banalmente dal tedesco. Si è innamorato a quanto pare della città e dell’atmosfera.

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Evelin abitatante di Eisenhüttenstadt ci racconta la città

Iniziamo a fare qualche domanda alla signora, quando a un certo punto si interrompe e ci propone di fare una passeggiata insieme.

Affare fatto, non chiediamo di meglio. Accompagniamo la signora fin sotto casa, qualche metro più avanti rispetto a dove l’abbiamo incontrata. Attendiamo curiosi che riscenda.

E lei si ripresenta subito, giusto il tempo di lasciare le buste. Ci presentiamo.

La signora si chiama Evelin, nata e cresciuta ad Eisenhüttenstadt, dove ancor oggi vive, nel suo appartamentino in centro.

Ci mostra subito felice e orgogliosa le foto scattate con il suo cellulare nel 2014, quando hanno ristrutturato il complesso abitativo dove si trova il suo appartamento.

Ci racconta di come son stati ben svolti i lavori in tutta la città. Pareti abbattute, spazi ripensati. Riscaldamento centralizzato e niente più stufa a carbone. Nuove finestre e terrazze. Qualche edificio ancora è da ristrutturare, ci ricorda.

Qualche altro è stato demolito. La popolazione si è dimezzata dall’89 ad oggi. Più di 50 mila abitanti si contavano prima della caduta del Muro, se ne contano ora circa 23 mila. E il trend non è in crescita.

“La popolazione è soprattutto anziana” dice Evelin. “Io fra tre anni vado in pensione”. Beata lei, penso. Poi, quasi mi avesse letto nel pensiero, mi fa notare che lei ha lavorato tutta la vita.

Finiti gli studi ha trovato subito lavoro in acciaieria, nell’amministrazione. Ha lavorato e lavora ancora full-time.

Nella DDR le donne potevano lavorare a tempo pieno ed avere allo stesso tempo una famiglia. La figlia di Evelin era all’asilo, poi a scuola, poi all’università, mentre Evelin era a lavoro. Così, orgogliosa, ci fa notare che prenderà una buona pensione.

“Sicuramente meglio di molte mie coetanee dell’ex Germania Ovest, o vostre coetanee della Germania odierna, che hanno iniziato a lavorare più tardi oppure part-time”, aggiunge ancora.

Passiamo a fianco al Memoriale Sovietico per i caduti della Seconda Guerra Mondiale ed Evelin ci fa notare il paradosso del monumento: lì, in una città che ancora non esisteva durante la Guerra.

Eisenhüttestadt, città socialista. Alcuni angoli particolari

Passeggiamo tra i cortili verdi dei palazzi. Non esistono cancelli, reti e ringhiere. Tutti gli spazi sono comuni.

Ci sono panchine, parco giochi per i bambini, paletti verdi per appendere il bucato senza fili. Ogni inquilino srotola il proprio filo quando è ora di mettere ad asciugare i panni.

Noto il nome di una via: Clara Zetkin Strasse. Evelin ci tiene a ricordare chi era: “La social-comunista Clara Zetkin fu una delle prime donne in Germania ad aver combattuto per l’emancipazione e i diritti della donna”.

Un’insegna ci ricorda che poco più in la si trova il Museo e Centro di Documentazione “Alltagskultur in der DDR”.

Purtroppo è chiuso. Optiamo quindi per una pausa alla caffetteria lì vicino. Un paio di bicchieri di Riesling accompagneranno le prossime due ore, tra chiacchiere su di noi, sulla società, quasi fossimo una famiglia. Il tempo passa in fretta.

Decidiamo di riaccompagnare Evelin dove l’abbiamo incontrata per caso. O forse non per caso.

Ci indica dove si trova l’ospedale, che poi da soli andremo a visitare. Anch’esso in stile neoclassico socialista. Ingressi eleganti, prati verdi intorno.

Strutture moderne aggiunte in tempi recenti. Ripenso agli anziani che vivono in città.

Evelin ci chiede se abbiamo notato lo “scafandro” nella vetrina della libreria. Ci racconta che un tempo l’abbigliamento anticalore aveva come componente anche l’eternit. Molte persone si sono ammalate negli anni.

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Passiamo davanti al Municipio di Eisenhüttenstadt, imbocchiamo di nuovo il Lindenallee, stavolta un po’ più vivace. Ci sono persone che mangiano il gelato, altri seduti al bar. Arriviamo al punto di partenza.

Salutiamo e ringraziamo Evelin per il tempo dedicatoci. Promettiamo di ritornare. Lei si avvia, si gira tre volte per vedere se siamo ancora lì.

E siamo ancora lì a ricambiare il saluto, a non dimenticarci gli uni degli altri, con gli occhi un po’ lucidi. Chissà se le avrebbe fatto piacere avere una foto di noi tutti insieme.

Come Evelin, così gli anziani che abbiamo incontrato le ore seguenti non si sono smentiti. Un calore umano e una simpatia genuina che troppo poco si incontrano a Berlino.

Dentro di me fantastico di invecchiare a Eisenhüttenstadt ed abitare in uno di quegli appartamenti “bomboniera”, vicino l’ospedale.

Chissà cosa diventerà la città tra una ventina d’anni. Tom Hanks tornerà a visitare Eisenhüttenstadt? E i giovani riusciranno a trovare un posto nella società locale, senza decidere di trasferirsi nelle grandi città?

Testo di Chiara Gabellotto

Foto 1 Marta Nuzzo

Foto 2-6 Kostas Beis

La prima visita ad Eisenhüttenstadt

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