Non so dire se le due personalità di cui ti racconterò si siano incontrate personalmente. Sicuramente erano a conoscenza della notorietà reciproca e hanno camminato negli stessi luoghi.

Oggi a loro è dedicata una via, una a testa, nello spazio di poche centinaia di metri, due vie che si incontrano (loro sì) proprio davanti a quello che venne definito “Das kulturelle Zentrum der Metropole”, il centro culturale della metropoli: la Filarmonica di Berlino e il “Kulturforum”.

Quando venni qui per la prima volta una tempesta di emozioni mi invase, frutto della meraviglia di ciò che vedevo, di ciò che sapevo di quei luoghi che storicamente erano stati testimoni delle più importanti traversie europee e mondiali.

Il Kulturforum di Berlino

Un Tour insolito a Berlino

Cercavo la filarmonica di Berlino, volevo vedere la biblioteca nazionale dove Wim Wenders aveva girato parte de “Il cielo sopra Berlino”, volevo visitare il memoriale del T4, uno dei più terribili progetti di assassinio sistematico del periodo nazista.

Non avevo capito dalle mappe che tutto ciò (e molto di più) fosse racchiuso in poche centinaia di metri, costringendomi a salti emozionali ogni volta che muovevo il mio sguardo.

Riavvolgo il nastro e ti accompagno virtualmente in questo piccolo viaggio nel Kulturforum, rifacendo con te la strada di allora, con le consapevolezze e le conoscenze di oggi, nel punto dove le vite di due artisti così drammaticamente diversi si sono indirettamente incrociate.

Percorrendo la rumorosa e trafficata Potsdamerstrasse, lasciandosi alle spalle la Potsdamer Platz dei grattacieli e dei centri commerciali, si ha per un attimo la sensazione di dirigersi verso la periferia della città, le persone diminuiscono non appena oltrepassato il museo del cinema (visitatelo, non ve ne pentirete!) e al semaforo, dove la strada scompare in un tunnel sotterraneo, viene voglia di girare i tacchi e tornare indietro.

A meno che non ti sia dirett* in quella direzione sapendo cosa cercare, come nel mio caso.

Sulla sinistra, dall’altro lato del semaforo, una curiosa scultura attira la mia attenzione: nota come “The Boxers”, é una scultura di Keith Haring, esposta sul retro della Marlene Dietrich Platz dal lontano 1998.

Keith Haring, Berlino, il Muro, i graffiti…Una storia nella storia che merita di essere approfondita, mi dico.

In realtà sono nel mezzo di quella storia, solo che oggi il muro non c’è più, la Potsdamer Platz è stata completamente ricostruita e l’enorme area davanti a me, che prima era la periferia estrema di Berlino Ovest, oggi è il centro della nuova Berlino riunita.

La visione rivoluzionaria di Hans Scharoun: La Filarmonica di Berlino

La Filarmonica di Berlino, progettata dall'architetto Hans Scharoun

Assorbito in questi pensieri, cammino distratto fino a che una struttura ben più interessante cattura la mia attenzione: eccola!

È la nuova filarmonica di Berlino, una costruzione certamente singolare, sia per le forme che per il colore, progettata e realizzata da uno dei nostri due protagonisti, Hans Scharoun.

Cammino velocemente in direzione della Filarmonica, è tardo pomeriggio e la luce che si riflette sulle superfici producono riflessi dorati e inizio a scattare fotografie, sperando che qualcosa di ciò che vedo rimanga.

Mi avvicino all’ingresso, sulla destra c’è la parte dedicata al centro di ricerche musicali, devo organizzarmi e venire a un concerto il prima possibile, mi dico.

La Nuova Filarmonica é un opera straordinaria di architettura contemporanea: inaugurata ufficialmente nel 1963, è forse la perfetta sintesi delle idee architettoniche, artistiche, concettuali di Scharoun, che forgerà nei suoi anni di carriera e ricerca.

La filarmonica di Scharoun pone la musica al centro, ha il pubblico come protagonista che la circonda accerchiandola da ogni lato tanto che nonostante vi siano più di 2400 posti a sedere, nessun ospite dista dall’orchestra più di 28 metri.

Una visione rivoluzionaria del concetto di sala musicale, a cui si unì uno studio accurato dell’acustica, che a detta di espert* e amator* é assolutamente straordinaria.

Una visione che fece storcere il naso a molt*, tanto che in una intervista rilasciata da Edgar Wisniewski, assistente e poi associato di Scharoun, egli dichiara che il progetto della filarmonica venne accettato con un solo voto di scarto, e solo dopo che Karajan minacciò di abbandonare la direzione dell’orchestra filarmonica di Berlino, che dirigeva dal 1956, e addirittura di abbandonare la città!

Degli eccessi di Karajan, nel bene e nel male, si sa molto se non tutto, della determinazione con cui prese posizione sull’opera architettonica non possiamo che felicitarci.

L’inaugurazione della Nuova Filarmonica, il 15 Ottobre 1963, sotto la direzione di Karajan, fu celebrata con la Nona Sinfonia di Beethoven, dando inizio anche al vociare impertinente del pubblico berlinese che definì talvolta l’intera istiuzione il “circo di Karajan”, per la nota carica di ego che il direttore portava con sé, perfettamente allineata con l’architettura di questo edificio che consentiva a Karajan di stare al centro della sala, perfettamente visibile a tutt*!

La biblioteca in cui Wim Wenders giro’ “Il cielo sopra Berlino”: Staatsbibliothek

L'interno della Staatsbibliothek progettata da Hans Scharoun e vicina alla Filarmonica

Foto Gunnar Klack – CC BY-SA 4.0

Torno indietro sulla strada principale,  un altro edificio dall’aspetto imponente e curioso si presenta a sinistra, mi distraggo ancora e vedo l’ingresso: Staatsbibliothek zu Berlin.

Le immagini degli angeli di Wim Wenders all’interno della biblioteca mi tornano veloci, in questa enorme costruzione anch’essa opera del nostro Scharoun, che in realtà in questa area aveva progettato un intero forum culturale, che purtroppo non verrà realizzato come lui lo aveva pensato.

Lascio la Potsdamerstrasse e il suo rumore, scendendo a destra per una via costeggiando la filarmonica, mi accorgo che la via è intitolata proprio a Scharoun.

Mi sembra opportuno, commento tra me, mentre osservo sulla sinistra la Saint Matthäus-Kirche, chiesa cattolica quasi completamente distrutta dai bombardamenti della II Guerra mondiale, cosí come buona parte di questa zona della città.

Giungo a un incrocio, sulla destra l’ingresso della Filarmonica, di fronte a me il memoriale del T4, costituito da una scultura simbolica e da un lungo tavolo multimediale dove poter approfondire la vicenda legata a questo orribile progetto di sterminio.

In pochi secondi la fascinazione per un’opera architettonica eccezionale si dissolve nella costernazione davanti alla violenza nazista, le cui ferite sembrano non rimarginarsi mai.

Hans Scharoun e Herbert Von Karajan negli anni del regime nazista

Il Memoriale "Aktion T4", il programma di eutanasia nazista

Foto Drrcs15 – CC BY-SA 4.0

Mi rendo conto che la via che incrocia trasversalmente la Scharounstrasse è dedicata all’altra personalità protagonista di questa passeggiata: Herbert Von Karajan ha una via qui a Berlino, davanti alla Filarmonica.

Anche questo sembra corretto, artisticamente parlando.

Confuso dalla considerevole quantità di umane contraddizioni che in pochi metri si sono accumulate, mi fermo.

Seduto sul prato antistante la Filarmonica, tiro fuori dallo zaino gli appunti sparsi che avevo buttato giù e cerco di mettere insieme i pezzi.

Durante gli anni del potere hitleriano la vita di milioni di persone cambiò radicalmente, la persecuzione della comunità ebraica, dei Rom, di tutt* coloro che si opponevano al regime si fece, nel giro di pochi mesi dall’elezione di Hitler a cancelliere, sempre più aspra, obbligando molt* ad andarsene, nascondersi oppure ribellarsi e in troppi casi morire.

Scharoun veniva da una stagione artistica favolosa, un architetto di talento che si incontrò o condivise idee nei primi anni 20 del Novecento con altri talenti del movimento “Neues Baunen”, quali Gropius, Taut, Aalto, Le Courboisier, si fece promotore di idee nuove sulla sua arte e sulla società, che vennero molto presto bollate come “bolsceviche”, costringendo molti dei suoi colleghi alla fuga o, come nel suo caso, al silenzio e al totale emarginazione.

Scharoun non era un combattente, si ritirò senza grandi ribellioni, dedicandosi alla pittura e al disegno, immaginando nelle sue opere città ideali che avrebbero restituito all’umanità il suo valore.

E forse non è un caso che, finita la guerra, le prime grandi idee di un rinascimento berlinese fossero opere legate alla cultura, come la Filarmonica.

Karajan era qualche anno più giovane di Scharoun, negli anni bui del nazionalsocialismo fece scelte molto diverse.

Era nato a Salisburgo, in Austria, da una famiglia alto borghese, presto venne iniziato alla carriera musicale e fin da subito il suo talento si accompagnò a una forte ambizione e da una personalità volitiva e individualista.

Negli anni difficile del potere hitleriano Karajan scelse la carriera, aderì al partito nazionalsocialista e continuò a dirigere il teatro di Ulm,  diresse l’orchestra al festival di Salisburgo nel 1933, anno della prese del potere di Hitler e, quando l’Austria venne annessa alla Germania, celebrò con la scrittura di un’opera, la Anschluss Sonate, che venne da lui diretta in tutte le città che videro la vittoria delle truppe naziste.

I rapporti con il Nazismo divennero presto turbolenti, Karajan era decisamente più interessato alla sua professione di dirigente che a qualsiasi altra cosa, e presto arrivò a difficili conflitti con le personalità più importanti del Partito Nazista, Hitler compreso.

La carriera di Karajan continuò, come ben sappiamo anche dopo la guerra, dopo la sua cosiddetta “denazificazione”, che nient’altro fu che un periodo di purgatorio artistico, rotto dalla città di Lucerna che lo invitò per la prima volta come dirigente nel 1946.

Due artisti importanti, sul valore delle loro opere non si discute, a prescindere dalle loro scelte politiche e umane.

Ma la diversità del loro atteggiamento, la selezione delle loro priorità poste davanti a ciò che sappiamo oggi di quei 12 anni terribili della storia europea mettono la mia coscienza in difficoltà, mentre guardo la filarmonica, figlia di un tempo successivo e lì a testimoniare, grazie a Scharoun, che l’umanità è capace di molto meglio.

Neue Nationalgalerie di Berlino: un tempio dell’arte contemporanea

L'entrata della Neue Nationalgalerie di Berlino progettata da Mies Van der Rohe

Mi alzo e, mentre mi dirigo verso il Museo della Resistenza, davanti a me si presenta un’altro edificio importante del Kulturforum, questa volta ad opera di Mies van der Rohe: è la Neue National Galerie, uno dei templi dell’arte contemporanea di Berlino, in ristrutturazione dal 2015 e finalmente pronta per essere riaperta con la sua prima mostra su Alexander Calder ad agosto del 2021.

Non perdere l’occasione di venire a Berlino e di goderti questo importante evento.

Cammino e penso che Hans Scharoun e Herbert Von Karajan oggi non ci sono più, di loro rimane una legacy artistica di fronte alla quale è difficile rimanere indifferenti, accanto alle loro storie personali che ci offrono la possibilità di parlare di arte, cultura, coraggio, opportunismo, dandoci la possibilità di imparare per evitare che tutto questo non sia altro che un tragitto sulla mappa di un turismo disattento e consumista.

“Un architetto indipendente non dovrebbe essere guidato dalle sensazioni, ma dalle riflessioni” (Hans Scharoun)

Testo di Davide di Palo

Puoi leggere di piu’ su Wim Wenders e la sua opera piu’ famosa in questo articolo: Il Cielo sopra Berlino: qualche riflessione sull’opera piu’ famosa di Wim Wenders

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