Berlino la città dei musei

Berlino vista dal fiume Spree

Quanti musei ci sono a Berlino?!” Tanti, sono più di 175, a detta dell’ufficio turismo della capitale tedesca! Scegliere quali musei visitare durante una vacanza, possibilmente non “mordi e fuggi”- modello weekend, non è affatto semplice.

Orientandosi in base all’originalità dei temi, alle cose esposte e presentate, si può ben supporre che optare per una visita al Museo Ebraico sia una mossa giusta, da non pentirsi.

Storia del Museo Ebraico di Berlino

Entrata del museo ebraico di berlino

Poco prima della nomina di Hitler cancelliere del Reich, il 24 gennaio 1933 viene inaugurato in Oranienburgerstrasse, vicino la Neue Synagoge, nel quartiere Mitte, il primo Museo Ebraico in città.

Con l’escalation dell’antisemitismo nel paese, sfociato nel pogrom del 9 e 10 novembre 1938 (ricordato come la Notte dei Cristalli) il Museo Ebraico viene chiuso e confiscato dalla Gestapo.

Solo una parte della collezione verrà ritrovata dopo la Seconda Guerra Mondiale e timidamente mostrata al pubblico tedesco.

Nella fattispecie dagli Settanta e Ottanta del secolo scorso a Berlino Ovest si organizzano mostre d’arte e storia ebraica nel Gropius Bau.

Ma bisogna attendere fino al 1989 perché nasca una matura volontà di progettare e costruire un nuovo, indipendente, museo ebraico in città. Al bando di concorso partecipano più di 160 progetti.

Il vincitore è il progetto del professor Daniel Libeskind, intitolato “Between the Lines”(Tra le Linee).

Il Museo Ebraico di Berlino (Jüdisches Museum in tedesco), il più grande museo di storia e cultura ebraica d’Europa, viene quindi inaugurato nel 2001.

La data pianificata per l’apertura al pubblico, poi posticipata di due giorni, è degna di nota: 11 settembre 2001. Il giorno degli attentati al World Trade Center di New York.

La memoria delle vittime degli attentanti si intreccia con la memoria del popolo ebraico. Anche il percorso professionale di Libeskind verrà segnato: nel 2004 sarà lui infatti a coordinare il concorso per la realizzazione di Ground Zero, buttando giù le linee guida del piano, e a supervisionare il lavoro di progettazione.

Il nuovo Museo Ebraico viene costruito nel quartiere di Kreuzberg, per la precisione in Lindenstrasse 9-14, non lontano da Check Point Charlie.

Nel museo vi si accede entrando dallo storico edificio del XVIII secolo (in buona parte ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale): il Kollegienhaus.

Lo storico palazzo in stile barocco ospitò il Berlin Museum, museo di arte e storia berlinesi, fino alla nascita della Fondazione Museo Ebraico e alla realizzazione del Museo Ebraico.

L’edificio moderno si riconosce subito e per 2 motivi.

Il primo si giustifica per una questione d’istinto: il notare la polizia che presidia l’edificio, giorno e notte.

Il secondo motivo guarda all’estetica dell’involucro che ospita il museo: un edificio contemporaneo rivestito di lamiera con dei tagli che sembrano squarci di luce.

Il Museo Ebraico: architettura e spazio espositivo

Interno del museo ebraico di berlino

Nel museo si entra dal Kollegienhaus. Tramite un corridoio sotterraneo si accede all’edificio contemporaneo di Libeskind.

Cinque piani, per circa 15 000 mq. Visto dall’alto l’edificio sembra un fulmine. I corridoi, i vuoti tra i piani, si aprono a diverse interpretazioni.

La forma zigzagante della struttura è stata vista simbolicamente come la stella di David distorta. Le linee, gli assi simboleggiano il legame esistente tra la popolazione tedesca e la popolazione ebrea.

Il corridoio conduce al piano sotterraneo, un labirinto che guida le emozioni. In questo piano si concretizza maggiormente l’idea concettuale del progetto architettonico di Libeskind.

Il piano si suddivide in tre assi, che metaforicamente rappresentano due millenni di storia del popolo ebraico.

Un asse conduce alla “Torre dell’Olocausto”, simbolo della prigionia. Uno spazio chiuso, accessibile attraverso una pesantissima porta, buio e freddo, dalle pareti alte almeno 20 metri.

Il secondo asse riecheggia la fuga verso l’esilio, portando al cosiddetto “Giardino dell’Esilio”.

Ricorda il Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa, in versione ridotta, vicino la Porta di Brandeburgo, realizzato dal conterraneo architetto americano Peter Eisenman.

Edificio del museo ebraico progettato dall'architetto Liebeskind

Libeskind progetta 49 (7×7, 7 come numero biblico) stele inclinate di cemento sulla cui sommità sono piantati degli alberi.

Qui il pavimento è sconnesso per disorientare metaforicamente il visitatore. Il terzo percorso racconta l’antica storia del popolo ebraico e conduce verso le sale espositive, raggiungibili tramite una lunga scala, la scala della Continuità.

Tra disegni, dipinti, materiale fotografico ed oggetti liturgici o decorativi, divisi su due piani espositivi, trova posto un’installazione particolare, che segna la memoria del visitatore: Schalechet (Gefallenes Laub – foglie cadute) di Menashe Kadishman, artista scultore israeliano, attivo anche in Germania fino alla sua morte nel 2015.

Sono più di 10.000 volti di metallo, realizzati a mano, di varie misure. Son tutti poggiati sul pavimento, l’uno sopra l’altro, lungo una specie di percorso, in una stanza dalle alte pareti.

Ci sono visitatori che ci poggiano i piedi e camminano sulle figure di metallo, producendo un suono sordo, metallico, e chi si arresta prima, osserva esternamente, immaginando probabilmente quei volti come i volti di persone “cadute”.

Terminata la visita del museo, non si può negare di essere usciti arricchiti di sapere e sensibilità. Una passeggiata nel giardino del museo è un buon espediente per prendersi del tempo e riflettere sull’umanità.

Per Informazioni, entrata e orari: Jüdisches Museum Berlin

Testo e foto di Chiara Gabellotto

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